Zaha Hadid

Zaha Hadid – Intervista alla Prima Donna Pritzker Prize

Da quando le è stato assegnato il Premio Pritzker, Zaha Hadid è stata invitata di frequente a esprimere un parere sulla condizione femminile nel mondo dell’architettura. Le sue risposte erano particolarmente franche e intelligenti: il fatto di essere donna – dichiarava – condizionava la sua posizione di architetto e i rapporti con la committenza, ma anche l’atteggiamento dei media nei suoi confronti, ad esempio  attraverso i commenti sul suo stile e l’abbigliamento. Il Pritzker tuttavia è stata anche un’occasione per esprimere un incoraggiamento alle donne, e sopratutto alle studentesse, a rovesciare gli stereotipi.

Zaha Hadid

“Per la mia famiglia studiare era il passaporto per un mondo migliore, ma io non sapevo ancora bene che cosa volevo fare. Ho scoperto soltanto al quarto anno di università la passione per l’architettura”.

Zaha Hadid fotografata in uno dei suoi sinuosi interni, suoi anche tutti gli arredi di design.
Zaha Hadid fotografata in uno dei suoi sinuosi interni, suoi anche tutti gli arredi di design.

– Diventare un architetto importante

“Non avevo un piano ventennale, ma ho sempre avuto in programma di cambiare il sistema e finalmente realizzare il progetto teorico, qualunque esso fosse.”

Zaha Hadid fu anche una designer di gioielli, qui si fa fotografare con un suo anello.
Zaha Hadid fu anche una designer di gioielli, qui si fa fotografare con un suo anello.

– Uno stile inconfondibile

“Se l’edificio che hai costruito funziona, e tutti lo riconoscono, perché non dovresti riproporlo? Credo anche, però, che l’architettura sia come la scienza: senza ricerca di laboratorio non si possono scoprire le cure. In termini di ricerca ritengo molto importante espandere di continuo i confini. In un certo senso, ognuno impara dal proprio repertorio. In passato ci siamo concentrati molto, e secondo modalità non tradizionali, su rapporto fra programma e sito, e ogni interpretazione ci ha permesso di scoprire cose nuove, cercavamo di inventare nuove regole. Ormai abbiamo elaborato una serie di idee a cui possiamo attingere, molte ricerche a cui appoggiarci; abbiamo più esperienza e un bagaglio più ricco per affrontare il progetto. Non occorre reinventare ogni giorno la ruota ma naturalmente variano i programmi. Una stazione ferroviaria non può avere nulla in comune con una stazione di traghetti, un museo della scienza, una scuola pubblica o una fabbrica. Nessuna analogia di programma. Del resto vi sono cose che non sono ripetibili.”

Zaha Hadid fu anche una designer di moda, qui si fa fotografare con un suo abito.
Zaha Hadid fu anche una designer di moda, qui si fa fotografare con un suo abito.

-Un approccio personale

“Non avrei mai potuto avere una carriera convenzionale nell’ ambito dell’architettura. Credo che si debbano correre dei rischi. Al termine degli studi devi decidere se vuoi rischiare o vuoi andare sul sicuro; è una scelta fondamentale, la più importante. E sei puoi correre dei rischi, credo che ne valga la pena.”

Zaha Hadid fu anche una designer di gioielli, qui si fa fotografare con un suo anello.
Zaha Hadid fu anche una designer di gioielli, qui si fa fotografare con un suo anello.

Il lusso su una scala più ampia

“C’è un altro aspetto dell’architettura che spesso viene trascurato. L’architettura deve essere piacevole, deve dare il piacere di trovarsi in uno spazio incantevole. Una bella camera non importa se è grande o piccola. Quel che la gente fatica a capire del lusso è che il lusso non ha nulla a che vedere con il prezzo. Questo deve fare l’architettura: dare l’idea del lusso su una scala più ampia.”

Zaha Hadid

Credit to @Architetti – i Vincitori del Pritzker Prize 1979-2010