Musée du Quai Branly

Jean Nouvel – Musée du Quai Branly

Jean-Nouvel

Per il Musée du Quai Branly (2006), Nouvel ha voluto creare una particolare atmosfera intorno alla collezione.  La varietà che caratterizza gli esterni, e in particolare il muro ricoperto di verde, è un ulteriore motivo di distinzione del museo in una città che è celebre per la sua capacità di accogliere l’arte.

Musée du Quai Branly

Diamo la parola al premio Pritzker 2008 JEAN NOUVEL dell’ Ateliers Jean Nouvel di Parigi.

“Il progetto di questo museo deve la sua unicità anche al fatto che abbiamo potuto pensarlo intorno alla collezione. Talvolta capita di fare musei senza sapere che cosa vi sarà esposto; qui, sapendolo con precisione abbiamo potuto stabilire un legame con il luogo e con le opere all’interno, fra contenitore è contenuto.”

Musée du Quai Branly

“Sono partito dall’idea di creare un luogo speciale che fosse in relazione con le opere e in manufatti di questa cultura, per cui ho ritenuto molto importante accogliere i visitatori in un’area speciale protetta e misteriosa. In un certo senso è l’opposto del Museo d’Arte Contemporanea con le pareti bianche su cui le opere sono esposte come francobolli. I musei contemporanei si basano su un’idea di flessibilità, mentre noi abbiamo fatto tutto il contrario: tutto è stato premeditato e specifico, e per quasi 4000 oggetti esposti”

Musée du Quai Branly

“Abbiamo progettato sistemi adeguati per le diverse sezioni della collezione – ho pensato molto a Carlo Scarpa. Il lessico è diverso, ma abbiamo considerato con attenzione il modo di esporre gli oggetti. Nulla è stato affidato al caso. Ad esempio, abbiamo pensato attentamente come esporre le maschere. Le pareti ortogonali bianchi non ci sembravano adeguate. Volevo creare uno spazio spirituale perché tutti questi oggetti sono legati a religioni che non conosciamo, a ricordo di antenati, al resto dell’umanità. Ho ritenuto molto importante mantenere il senso dell’ambiguità e del mistero, perché si tratta di culture che non conosciamo a fondo e volevo stabilire un dialogo capace di riunire tutti questi temi.”

Musée du Quai Branly

“Non è un edificio occidentale. Per me è un mondo di colori e di forme legato a un’interpretazione della cultura dell’Africa, dell’Oceania e dell’America. Qualche critico lo ha definito un museo disneyano. Io non credo però che sia giusto esporre questo tipo di arte sui muri bianchi… In Europa c’è l’abitudine delle pareti bianche con molta luce… Qui abbiamo riservato a ogni oggetto l’illuminazione necessaria per ammirarlo. Non è quello che la gente si aspetta. È un gioco con gli spiriti dei morti, è i riflessi appaiono come spettri.”

Musée du Quai Branly

La facciata: due vocabolari diversi

Musée du Quai Branly

“Il tema principale oggi (2006) è il giardino. Sulla facciata nord vogliamo stabilire un rapporto di continuità fra gli alberi del museo e quelli della città. Da questo punto di vista il museo non sarà completato fino a quando gli alberi non cresceranno almeno un po’. Non ho mai avuto l’intenzione di lasciare la facciata interamente a vista come lo è adesso, l’ho sempre immaginata dietro a un filtro, a uno schermo. E nelle interazioni, dall’interno, attraverso i vetri, si devono leggere i riflessi degli alberi. Abbiamo sempre pensato a qualcosa che sia vago e insieme preciso.”

Musée du Quai Branly Musée du Quai Branly

“Dovevamo ridurre la luce del 90%. A nord abbiamo delle enormi vetrate policrome, che creano un’atmosfera spirituale simile a quella di una chiesa. Questa parete stabilisce un rapporto di tensione con la facciata sud, dove penetra luce naturale. Nella loro totale diversità, le due pareti offrono anche due esperienze diverse del mondo esterno: le condizioni atmosferiche grazie alla qualità della luce sul fronte sud, le vaghe ombre degli alberi e la città di Parigi sul fronte nord. Due vocabolari molto diversi.”

Musée du Quai Branly

Credit to @Architetti – i Vincitori del Pritzker Prize 1979-2010